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MEDIO ORIENTE, UN DIARIO IN BICI. 2) IN SIRIA Trecento donne sui pedali "Ma qui ci vanno solo gli uomini"
La visita al campo che ha raccolto i palestinesi in fuga dalla sconfitta con Israele del 1948 è stato il momento più forte della prima giornata siriana di "Follow the woman", la pedalata per la pace in Medio Oriente che quest'anno coinvolge 250 donne di 39 nazionalità diverse. Le donne ci sono arrivate nel pomeriggio, dopo aver percorso in bicicletta l'autostrada che collega l'aeroporto a Damasco. Autostrada naturalmente deserta, chiusa al traffico dall'esercito per il passaggio della carovana a due ruote. Insieme alle biciclette, solo i mezzi di supporto e i camion scoperti per il popolo di cameramen, giornalisti e fotografi. La manifestazione ha la speciale protezione della first lady Asmaa, giovane moglie del presidente Assad. Lo scorso anno è salita anche lei in bici e ha accompagnato per un tratto il corteo. Quest'anno ha voluto ricevere tutte le cicliste nel palazzo presidenziale, incontrando uno per uno i gruppi delle 39 nazioni. "Le donne sono straordinarie - dice - non solo creano i ponti, ma li attraversano anche". E ancora: "Io ho tre figli. Per loro desidero salute, cultura, successo. E vorrei che tutte le donne fossero libere di desiderare e sperare le stesse cose per i loro figli". Parole, emozioni, immagini, che si accumulano a ritmi insolitamente veloci. Le donne hanno ancora negli occhi e nel cuore i paesaggi libanesi del giorno precedente: i verdissimi campi irrigati, i vigneti a terrazze della valle del Bekaa, dove hanno assaggiato noci, mandorle, miele e un ottimo vino. A volte sembra di pedalare in un pezzo d'Italia. "Noi mediterranei viviamo sempre della stessa luce", scriveva Camus. Una pedalata faticosa quella dell'ultimo giorno in Libano, 60 chilometri con 1200 metri di dislivello complessivo da Keb Elias a Rashaya, che sta a 1350 metri d'altezza. E' l'ultima tappa prima della frontiera: quando la carovana ci arriva ormai il vento e il freddo si sono impadroniti dell'altipiano. Il giorno dopo ci sono gli spazi aperti e avari d'acqua della Siria, c'è Damasco che per il momento si svela solo nella sua parte moderna, con le strade larghe e le rotatorie che permettono a 250 donne di andare in bici. Gli abitanti di Damasco le guardano freddini, impreparati e gestire questo spettacolo insolito. "Noi siriane non pedaliamo mai - racconta Fatima, che studia chimica all'università - In bicicletta ci vanno solo gli uomini". E purtroppo si vede: tre di loro cadono una addosso all'altra, quasi subito dopo la partenza, mentre percorrono una ripida discesa. Finiscono all'ospedale con un braccio, una gamba e il naso rotto. La loro pedalata finisce qui. Ma non la marcia verso la Palestina. Continueranno in macchina. (7 maggio 2008) |
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DAMASCO - Rabia, un velo e un lungo soprabito rosa. E' nata al campo profughi di Al Hussaineh, ma la famiglia viene da Haifa. Quando vede avvicinarsi una ciclista palestinese le prende le mani, le chiede della sua città, vuole sapere. Ma la ciclista non può aiutarla, perché ad Haifa non è mai andata. Così le due donne piangono in silenzio, si abbracciano.