| 6 Aprile 2009 - REPORT “DONNE SOTTO L’ASSEDIO” |
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Incontro con il centro anti-violenza di Beit SahurDonne sotto l’assedio: potrebbe essere ribattezzata così questa seconda giornata della Carovana, caratterizzata dall’incontro con associazioni delle donne palestinesi, che intervengono su un territorio gravato non solo dall’oppressione del conflitto, ma anche da profonde limitazioni culturali, determinate da fondamentalismi religiosi, dinamiche patriarcali e legislazioni arcaiche che non tutelano le donne, ma anzi le penalizzano. Primo appuntamento della giornata al “Mehawar Center”, nel villaggio di Beits Sahur, il centro antiviolenza più grande della Palestina, fondato nel febbraio dello scorso anno, con lo scopo di proteggere donne vittime di violenza nei territori palestinesi. Supervisionato dall‘Autorità palestinese e dal Ministero degli Affari Sociali, è il frutto della sinergia di realtà locali ed internazionali, fra cui l’Ong “Palestinian Society of Women” e l’associazione italiana “Differenza Donna”. Situato in un luogo visibile e facilmente raggiungibile, non ha un indirizzo segreto, ma anzi si propone come punto d’incontro e di riferimento, per avvicinare quotidianamente le donne dei Territori Occupati, sensibilizzandole sulla tematica della violenza domestica e su quella di genere. Gratuiti i servizi offerti dalla struttura: una casa rifugio in grado di ospitare fino a 35 donne con i loro bambini, per brevi o lunghi periodi, uno sportello di ascolto, di formazione educativa e professionale ed assistenza legale, sia individuale che all’intero nucleo famigliare. Il sostegno telefonico, inoltre, indirizza le donne di altre città a strutture di riferimento del loro distretto. A disposizione dell’intera comunità l’asilo nido, la palestra, il centro ricreativo. Campagne educative vengono portate avanti in scuole, villaggi, campi profughi. Si batte attivamente, insieme a diverse Ong, per migliorare e modificare le normative vigenti in tema di violenza, incentrate sul codice Giordano del ‘67, che nega diritti e lascia impuniti crimini perpetrati nei confronti delle donne. Tre i tipi di violenza su cui interviene il centro: fisica, psicologica, sessuale. Quella verbale non viene riconosciuta come tale perché comunemente accettata. I conflitti minori implicano il reintegro della donna nel nucleo d‘origine. Quella sul posto di lavoro spesso non viene denunciata, motivo di vergogna soprattutto fra le mussulmane. Le vittime spesso ignorano che lo stupro possa comportare una gravidanza. Nonostante sia illegale, sono in molte a richiederne l’interruzione. Se per le mussulmane viene contemplata in alcuni casi limite, per le cattoliche è escluso. Ovviamente diffusa la pratica degli aborti clandestini. Sorseggiato dell'ottimo caffe' al cardamomo offertoci dalle donne del Centro, abbiamo salutato con l'emozione nel cuore lo spezzone della carovana in partenza per Nablus. Di seguito il resto della giornata a Dheisheh. Stay Tuned!!
Incontro con il Comitato di donne dell'Ibdaa
Si parla poi del laboratorio di sartoria di Ibdaa a gestione femminile, che attualmente da' un reddito a circa 100 donne. Spesso questa risulta essere l'unica e fondamentale entrata che sostiene la famiglia. Il progetto ha anche un risvolto culturale, essendo la sartoria parte della tradizione del popolo palestinese. E' stato fondato nel 1999 da 15 donne, ed e' cresciuto nel tempo, anche con la collaborazione dell'associazione giapponese “Pace sulla Terra”. Tuttora sono le madri quelle che tramandano i racconti sulla cultura e le tradizioni di allora. Prima di allora, la loro vita era incentrata sulla famiglia, sulla comunita'. Si occupavano anche di agricoltura e piccolo artigianato. Ci raccontano poi di come una debolezza della donna nel mondo islamico stia nella questione dell'onore, e di come questo sia diventato un'arma nella strategia di guerra israeliana: una donna stuprata non solo e' oggetto di disonore, ma anche di emarginazione dalla propria comunita'. Questo ha condizionato il ritiro di molte dalla lotta. Nel Codice Giordano, tuttora in vigore, il delitto d'onore e' ancora presente, ed e' punito con una pena detentiva non superiore a tre mesi...
Con un po' di ritardo, visti gli appuntamenti intensi della mattinata, a Deheishe sono partiti i primi workshops. |
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