| 7 aprile 2009 - Al farah |
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martedì 7 aprile 2009 Dalle montagne la vallata si estende a perdita d'occhio, è la terra di Palestina, ora diventata Siria, Israele, Giordania fino ad arrivare a distinguere i campi profughi del sud del Libano. Se la terra è un'unica distesa e i confini tra nazioni linee tracciate su una cartina geografica, i muri costruiti che separano una città da un'altra e una popolazione dalle sue terre risulta sempre più inconcepibile e inaccettabile! Dopo un piacevole incontro con gli abitanti di Tubas, ritorniamo ad Al Farah per il pranzo e la squadra maschile si prepara alla partita di calcio contro una squadra locale. Dopo un primo tempo 'sotto tono', i nostri riescono a recuperare energie e perdono soltanto 7 a 4, per ora miglior risultato della carovana. La squadra mostra bel gioco ma la scarsa preparazione atletica e il pranzo sullo stomaco impedisce la piena espressione delle potenzialità dei nostri giocatori. Emerge comunque il grande talento dei Gemelli gol-li e le discrete capacità di mister Breddy, il Mourinho de noantri! Nel frattempo sugli spalti il tifo sfrenato si divide tra cori e palloncini colorati circondato da bambini irrefrenabili, da segnalare l'improbabile gemellaggio sancito tra Roma e Milano, grazie al gesto di un Enzino che dopo qualche reticenza cede e appende con orgoglio la bandiera giallorossa. Dopo le innumerevoli foto di rito e lo scambio di medaglie e magliette, abbiamo fatto un giro per il campo profughi visitando anche un giardino pubblico, luogo di ritrovo e socialità per gli abitanti di Al Farah. Terminiamo questo giro accolti a casa di un ex prigioniero politico, rilasciato soltanto sei giorni fa dopo cinque anni di detenzione. Ci descrive la prigione come un accampamento di tende nel deserto del Negev, ci racconta di condizioni di detenzione al limite della sopravvivenza: i prigionieri vengono contati e perquisiti quattro volte al giorno, in orari prestabiliti, sotto il sole cocente del giorno o al gelo delle prime ore dell'alba; l'acqua gli viene tolta per diverse ore nel corso della giornata; le condizioni igieniche sono drammatiche, vivono a stretto contatto con zecche e topi che causano diverse malattie facilmente trasmissibili tra loro. Ci parla di improvvisi e immotivati trasferimenti subiti dai detenuti al fine di impedire possibili legami che si potevano creare. Conquistati con le lotte ora viene negato anche il possesso di libri. Ovviamente zero avvocati, zero dottori, pochi contatti con la propria famiglia e processi già scritti. L'incontro è stato molto intenso e toccante anche per la speciale accoglienza che ci è stata riservata. Nella serata andiamo a conoscere i membri del comitato popolare del campo profughi di Al fara. Il racconto è un fiume in piena di notizie interessanti. Nei campi profughi non esiste una minicipalità ne' elezioni amministrative, ma solo il comitato popolare composto dai rappresentanti dei partiti politici. Il lavoro che viene fatto è esclusivamente volontario e gestisce tutto quello che rigurda la vita della comunità: dalle decisioni giuridiche alla gestione economica e sociale del campo. In questo campo di 8000 persone, sono presenti 18 villaggi cacciati dalle loro terre nel 1948 da allora nascente stato israele. Molti di questi villaggi non esistono piu' neanche sulle mappe. E' per questo che ogni famiglia profuga conserva e tramanda ancora la chiave della casa non piu' propria. Lo stesso si puo' dire per i cognomi che equivalgono al villaggio di provenienza. Uno dei grossi problemi di Al farah è il checkpoint di Nablus. Diverse volte il comitato ne ha chiesto la rimozione ma a tutt'oggi è funzionante. Recentemente diverse ragazze palestinesi sono state rinchiuse in una stanza, fatte spogliare e guardate attraverso la telecamera. Avvengono sopprusi del genere ogni giorno. La discussione è lunga anche se è tardi, si continuano a fare domande soprattutto su quello che possiamo fare noi. "Non abbiamo bisogno di soldi" - ci dicono - "ma abbiamo bisogno di gente che viene e guarda con i proprio occhi quello che succede perchè non è solo un crimine verso la popolazione palestinese ma verso tutta l'umanità". Team lenti e macchinosi |
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