9 aprile 2009 - Jenin e Nazareth PDF Stampa E-mail

JENIN

La mattina presto, dopo una fantastica doccia fredda siamo partiti alla volta di Jenin. Siamo stati accolti dal comitato popolare per i servizi del campo profughi che ci hanno raccontato la storia di Jenin. Questo campo nato dopo il ’48 e’ stato uno dei piu’ colpiti durante la seconda Intifada e quello dove la resistenza e’ stata piu’ forte. Quando il governo di Israele gli ha intimato di abbandonare il campo, gli abitanti si sono rifiutati, sono restati li’ e in aprile c’e’ stato l’attacco piu’ violento. Il leader dell’intifada, presente all’incontro, ci ha descritto il dispiegamento messo in campo dall’esercito israeliano come una forza in grado di distruggere il mondo intero! Durante l’attacco, la resistenza e’ stata molto forte, in quattro giorni sono morti 24 soldati israeliani e 50 palestinesi del campo.

Dopo quest’incontro ci siamo fatti una passeggiata per il campo, visitando la scuola elementare dove abbiamo potuto ammirare i disegni dei bambini di Gerusalemme che descrivevano il loro stato d’animo dopo l’attacco del 2002, e il cimitero dove sono sepolti i martiri della resistenza.

Abbiamo poi raggiunto la sede del Freedom Theatre, associazione fondata nel 1990 da Arna, una donna ebrea trasferitasi a Jenin negli anni ’70. All’epoca Arna e’ stata immediatamente accolta dagli abitanti di Jenin, i quali ritengono che chiunque creda nella liberta’ del popolo palestinese e’ ben accetto, indipendentemente dalla cultura e dalla religione di appartenenza. Nel 1995 Arna muore e il progetto si ferma. Nel 2002 il figlio Giuliano torna a Jenin e scopre che la maggior parte degli attori che frequentavano il centro sono diventati combattenti o sono morti durante la resistenza. Decide quindi di riprendere in mano le attivita’ del centro, tra le quali ricordiamo la scuola di teatro frequentata da 14 studenti, i laboratori di fotografia e video e la creazione di un sito web (www.voices.ps). Da un video che ci hanno mostrato, ci siamo resi conto dei risultati ottenuti con questo lavoro sui ragazzi e le ragazze del campo, che credono che la vita possa e debba offrirgli altro rispetto alla prospettiva piu’ ovvia che allo stato attuale gli si presenta davanti.

L’incontro ci lascia molte suggestioni positive e la voglia di tornare per collaborare attivamente con questa realta’ in uno scambio reciproco. Significativa e’ stata la frase con cui ci ha salutato Giuliano: “speriamo in un’intifada culturale attraverso la poesia, il teatro e l’arte perche’ questo e’ quello che Israele non puo’ uccidere”. La “pericolosità” di questo spazio di cultura, arte e libertà è,i nfatti, sotto gli occhi di tutti: solo tre settimane fa il teatro è stato dato alle fiamme. Come ci spiega Giuliano, il teatro subisce una duplice
pressione, da un lato da parte di Israele, che sa bene come la cultura sia l'arma più forte nelle mani di un avversario, dall'altro da parte della vecchia generazione del campo stesso, dove «per “vecchia” non s'intende solo d'età ma anche, e soprattutto, di mentalità».

Carichi di grandi emozioni salutiamo gli amici del Freedom Theatre e ci avviamo verso la prossima tappa: Nazareth, Israele.

Per entrare in territorio “israeliano” siamo costretti ad attraversare il checkpoint di Barta’a, che insieme a quello di Gaza e’ il piu’ duro e inquietante. Una costruzione diabolica fatta di tornelli che seguono tornelli, porte che si aprono su altre porte, militari che sorvegliano dall’alto imbracciando dei mitra, voci invisibile che lanciano ordini, gli immancabili raggi X ai bagagli pronti a individuare pericolosissime bottiglie di colori atossici per bambini e bombolette spray per atti di vandalismo artistico, nonche’ radiografie grazie alle quali abbiamo scoperto carie, fegati ingrossati e polmoni intasati. Sotto le luci stroboscopiche dei raggi X abbiamo scoperto mancati talenti della danza. A completare questo scenario un apparato di telecamere da far invidia al peggior reality. Tempo di tutta la performance: 3 ore!

Sfiniti siamo finalmente giunti a Nazareth, dove per il ritardo dovuto al checkpoint siamo stati catapultati direttamente in campo e sugli spalti. Al di la’ della stanchezza il risultato dei nostri ci ha riempito d’orgoglio, abbiamo perso solo 1 a 0, scoprendo in ritardo un nuovo talento ormai avanti negli anni per una carriera calcistica come portiere! Il tifo e’ stato come al solito impeccabile, segno che le donne ultra’ a differenza dei giocatori vincono sempre!

Gruppo Nablus lenti e macchinosi

 
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