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*10 aprile*
Dopo una sana dormita nella palestra del centro sportivo che ci ospita e un'ottima colazione a base di cetrioli la giornata inizia con un interessante incontro. I ragazzi arabi del posto hanno preparato per noi una breve presentazione di quella che è la storia della popolazione palestinese che vive nei territori d'Israele. Ci raccontano di come, nel 1948, i villaggi in cui vivevano i loro nonni siano stati rasi al suolo dall'esercito israeliano, di come ogni traccia dell'esistenza della popolazione palestinese sia stata cancellata nel corso degli anni successivi.
In particolare, dopo non molte ore di distanza dalla nostra visita a Jenin, ritrovarci in un confronto con questi ragazzi che, sebbene vivano una situazione nettamente migliore, sono comunque ingabbiati dalle loro radici. Un'intera zona di Nazareth ospita solo arabi, le scuole sono separate, non c'è contaminazione con la popolazione ebrea, non fosse altro però che i loro insegnanti sono tutti ebrei, pronti a far loro il lavaggio del cervello ripercorrendo la storia del conflitto dal loro punto di vista...la sensazione è quella di una vita imbrigliata in una condizione di apartheid.
Alla fine dell'incontro lasciamo il centro e veniamo accompagnati in giro per le chiese di Nazareth, con grande felicità di noi tutti! Dopo prediche e miracoli, ci dirigiamo insieme ai ragazzi e alle ragazze del centro verso i villaggi distrutti del '48.
E’ stata sicuramente una splendida passeggiata in mezzo ai boschi, peccato però che sessant'anni fa lì c'era un villaggio abitato, che gli abitanti hanno dovuto abbandonare in tutta fretta a causa dell'invasione israeliana e nel quale, da allora, non hanno potuto più fare ritorno. Di quelle case abbandonate e distrutte, molti palestinesi dei campi profughi ancora conservano la chiave, divenuta ormai simbolo del diritto al ritorno alle loro terre e alle loro case.
Anche questo bosco, piantato da Israele per cancellare le tracce del villaggio, sebbene disabitato, è circondato dagli ormai consueti rete e filo spinato, ma con una novità in più: al di là della rete, ogni tre metri c'è un cane legato sotto il sole alla sua cuccia. Il tutto a protezione dell'ennesimo campo militare israeliano e di un kibbutz. Le pietre che qui e là incontriamo lungo il percorso sono quel che resta delle case, mentre sono ancora riconoscibili, anche se ridotti a scheletri, la chiesa cristiana, la moschea e la chiesa ortodossa. In quest'ultime non ci fanno entrare perché ci dicono essere piene di escrementi, visto che gli israeliani durante l'anno usano il bosco per far pascolare le loro mucche, mentre ai palestinesi non è consentito recarvisi se non durante le feste pasquali. Entriamo invece dentro la chiesa cristiana e ci accorgiamo che stanno facendo dei lavori, il prete allora ci spiega che qualche anno fa la comunità cristiana di Nazareth ha deciso di tornare a festeggiare la pasqua proprio in quella chiesa, per rivendicare ancora una volta il diritto al ritorno. Il governo israeliano glielo ha concesso, a patto però che al termine delle festività lascino la chiesa esattamente come l'hanno presa. Quindi ogni anno, circa un mese prima iniziano a ridipingere, abbellire, a mettere porte, finestre, altari e quant'altro, e subito dopo ritolgono tutto per restituirla nuovamente un rudere!
Torniamo al centro per rifocillarci con un po' di riso e pollo e il pomeriggio continua con il workshop del living theatre, allenamenti di calcio e attività con i bambini in una piscina vicina.
Dopo cena attraversiamo il centro della città vecchia di Nazareth nel vivo dei festeggiamenti del venerdì santo e giungiamo in un bellissimo centro culturale. Qui assistiamo finalmente allo spettacolo del living «Not in my name», del quale ormai tutti conoscevamo a memoria tutte le parti cantate, visto che i nostri instancabili teatranti provavano in ogni momento di sano riposo! E concludiamo con un ottimo concerto hip hop di alcuni rappers locali, tra cui due ragazzine davvero piccole, e un agguerritissimo contest di freestyle.
Splendida serata e allegro ritorno alle nostre palestre. Domattina ci si ricongiunge a Dheisheh con gli altri gruppi...
Sempre lenti e sempre macchinosi
Brigata Nablus |