BALATA
In mattinata abbiamo lasciato Al Farah per dirigerci verso il campo profughi di Balata. Qui siamo stati accolti dai volontari dell’Happy Childhood Center, un centro che organizza vari tipi di attivita’ sociali e culturali rivolte ai bambini e alle bambine di eta’ compresa tra i 6 e i 16 anni. Il centro esiste dal 1997, e’ il piu’ grande del campo e cerca di individuare i bisogni specifici dei bambini tenendo in considerazione i traumi dovuti all’occupazione israeliana. L’Happy Childhood Center si propone di sviluppare la creativita’ dei bambini, occupando il loro tempo libero con attivita’ artistiche, sociali, culturali e fisiche allo scopo di rafforzare le loro capacita’ e incidere sulle relazioni interpersonali. Il centro dispone di diversi locali per le attivita’ dei bambini, di una palestra e di una sala computer.
Dopo averci presentato le attivita’, i volontari del centro ci hanno accompagnato per una passeggiata in questo campo, sorto dopo il 1948 e che, attualmente, conta circa 23.000 abitanti. Alla fine della visita e dopo un ottimo pranzo a base di riso e pollo (tanto per cambiare!), partecipiamo allo spettacolo di benvenuto, durante il quale i bambini e le bambine si esibiscono nella tradizionale danza palestinese, la dabka, nonche’ in una sfrenata esibizione di breakdance.
Il pomeriggio prosegue con i workshop che avevamo preparato per i bambini, nello specifico quello di fotografia, del living theatre e di animazione. Nel frattempo alcune di noi si sono ritagliate uno spazio per un te’ e quattro chiacchiere con le intraprendenti donne che lavorano nel centro come volontarie. La direttrice del centro e’ una donna forte ed orgogliosa, racconta del suo divorzio, delle difficolta’ e del suo percorso di ‘empowerment’ – come viene chiamato da lei stessa. Veniamo cosi’ a sapere che quest’associazione coinvolge circa 600 donne, alcune delle quali lavorano attivamente portando avanti progetti e corsi all’interno del centro. In particolare forniscono sostegno medico e psicologico gratuito alle donne che si trovano in difficolta’, oltre a creare uno spazio che possa essere luogo di discussione e di espressione per ogni donna del campo. Per fare cio’ che abbiamo appena descritto, monitorare e costruire relazioni, le donne si recano anche casa per casa. Il gruppo e’ in contatto con altre associazioni di donne presenti in alcune citta’ e campi della Palestina, riuscendo a portare avanti progetti comuni. Nasce un interessante confronto su quella che e’ la realta’ quotidiana delle donne di Balata.
Di fronte a questo centro c’ e’ la chiesa ortodossa… all’interno della quale si trova il pozzo di Giacobbe, luogo sacro alle tre religioni monoteiste. Per questo motivo ogni sabato gli ebrei vi si recano a pregare, imponendo alla popolazione di Balata il coprifuoco. Nel descriverci questa situazione il responsabile del centro ci ha indicato le montagne circostanti sulle quali si trovano le postazioni militari israeliane che controllano l’intero campo. Dal governo israeliano Balata e’ considerato una delle roccaforti della resistenza palestinese, in quanto molti combattenti provengono da qui.
Gruppo Nablus lenti e macchinosi |